Molti studi hanno messo in evidenza quanto gli esseri umani siano geneticamente simili agli scimpanzé. Molto meno indagate, invece, le differenze (sempre genetiche) tra le due scimmie antropomorfe. Una ricerca pubblicata su Genome Research, e condotta dai ricercatori di Wellcome Trust Sanger Institute, Arizona State University e Brigham and Women's Hospital, colma la lacuna.
Scimpanzé (Pan troglodytes) ed esseri umani (Homo sapiens) condividono il 98 per cento del patrimonio genetico e appartengono a due linee evolutive "sorelle", separatesi 6-7 milioni di anni fa (quindi recentemente, in termini biologici). Lo scopo della ricerca era quello di capire, e rilevare, quali geni siano alla base della divergenza tra le due specie. A tale scopo i ricercatori hanno effettuato uno studio su larga scala, confrontando il Dna di 30 scimpanzé (20 dell´ovest e 1 dell´est Africa) con quello di 30 esseri umani (prevalentemente cacciatori raccoglitori africani).
"Fino ad oggi gli studi genetici si sono basati su sequenze di riferimento tratte da un solo individuo", spiega il Richard Redon, uno degli autori dell'articolo : "Ciò non consente di determinare se le differenze siano dovute a un´effettiva divergenza tra scimpanzé ed esseri umani (interspecifica) o siano, piuttosto, variazioni individuali, normalmente riscontrabili all'interno delle popolazioni di entrambe le specie (intraspecifiche).
Lo studio ha preso in esame, per la prima volta, le differenze in termini di sequenze duplicate all´interno del Dna (Cnv, geni presenti in più copie). "Abbiamo scelto questa tecnica" spiega George Perry, co-autore dell'articolo, "perché le ricerche genetiche dell´ultimo biennio hanno mostrato che la presenza di un maggiore o minore numero di copie di un gene ne può influenzare notevolmente il funzionamento".
I ricercatori hanno scoperto che il genoma delle due specie presenta un numero comparabile di variazioni in termini di duplicati genetici (circa 70-80), di cui la metà nella stessa regione del Dna. In particolare, le differenze tra scimpanzé e esseri umani risiederebbe in un gruppo di geni coinvolti nella risposta infiammatoria (legata alla difesa immunitaria contro le malattie) e nel gene TBC1D3 coinvolto nella proliferazione cellulare (legata anche ai fenomeni tumorali). Infine, uno dei geni che differiscono per numero di copie è CCL3L1, meno duplicato nel Dna degli esseri umani e associato ad una maggiore suscettibilità all´infezione da Hiv in questi ultimi. I risultati, oltre ad apportare un avanzamento in campo antropologico e genetico, potrebbero avere notevoli potenzialità nella ricerca biomedica. (i.n.)
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