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27 Marzo 2012 SCIENZA
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SCOPERTI I PIU' ANTICHI PIANETI DELL'UNIVERSO
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Secondo gli astronomi, la stella che ospita i due nuovi pianeti grandi come e più di Giove sarebbe nata "solo" un miliardo di anni dopo il Big BangSono due grandi pianeti che orbitano attorno a una stella a 375 anni luce di distanza, e secondo gli astronomi sono i più antichi finora scoperti.

La stella madre infatti, con un'età stimata attorno ai 12, 8 miliardi di anni, si formò probabilmente all'alba dell'universo, anche meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang.

"La stessa Via Lattea non si era completamente formata", dice il responsabile dello studio Johny Setiawan, che ha condotto le sue ricerche all'Istituto Max-Planck per l'Astronomia di Heidelberg, in Germania.

Nel corso di una recente ricognizione, Setiawan e colleghi hanno individuato le "firme" dei due pianeti che orbitano la stella, chiamata HIP 11952.

In base ai calcoli degli studiosi, uno dei pianeti ha circa la massa di Giove e completa la sua orbita in circa 7 giorni; l'altro invece ha tre volte la massa di Giove e la durata dell'orbita è di nove mesi e mezzo.

Se si fossero formati molto dopo la nascita della loro stella sarebbe anche possibile che i pianeti siano più giovani di quanto sembri, ma secondo i ricercatori si tratta di uno scenario alquanto improbabile.

"Di solito i pianeti si formano poco tempo dopo la stella", spiega Setiawan. "Pianeti di seconda generazione possono forse formarsi anche dopo, ma su questo tema il dibattito scientifico è ancora aperto".

Pianeti rivoluzionari

Setiawan e colleghi hanno individuato i pianeti con il metodo della velocità radiale, finora risultato il più fruttuoso nell'individuazione di pianeti extrasolari.

La scoperta implica che all'alba dell'universo la formazione di pianeti era possibile nonostante il fatto che allora le stelle erano carenti di metallo, mancavano cioè di elementi più pesanti di elio e idrogeno.

Nel caso di HIP 11952, "la presenza di ferro è circa l'un per cento rispetto a quella del nostro Sole", dice Setiawan.

Questo scenario però va contro il cosiddetto modello di accrescimento, secondo il quale gli elementi pesanti sono indispensabili per la formazione dei pianeti.

Persino giganti gassosi come Saturno e Giove necessiterebbero di elementi pesanti per prendere forma, in quanto sarebbero formati attorno a nuclei solidi.

Finora il modello di accrescimento è stato confermato da due fattori: il fatto che la maggior parte delle stelle accompagnate da pianeti scoperte finora sono relativamente giovani e che hanno da una moderata a un'elevata quantità di metalli.

Ma questo, secondo Setiawan, potrebbe essere anche solo un pregiudizio basato sul fatto che tutti i pianeti individuati appartengono a stelle giovani simili al Sole.

"Questo modello va verificato effettuando una ricerca di pianeti attorno a stelle più antiche e povere di metalli", dice Setiawan.

Giorni contati per i pianeti

Nonostante i pianeti appena scoperti siano così antichi, è altamente improbabile che sopravvivano per altri 13 miliardi di anni.

La stella madre presto si trasformerà in una gigante rossa, dice Setiawan, che corrisponde alle ultime fasi della vita di una stella simile al sole.

Durante questa fase, la stella aumenterà di dimensioni e con ogni probabilità finirà per inghiottire i pianeti vicini.

Lo studio sui pianeti antichi è pubblicato sulla rivista Astronomy&Astrophysics.

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