La prima visita al Santo Sepolcro in Gerusalemme risale all'alba del giorno dopo la crocifissione, quando Maria Maddalena, recatasi sul luogo della deposizione vide che la pietra usata per chiudere il sepolcro era stata rimossa e il corpo di Cristo scomparso, per l'avvenuta resurrezione.
Nel 333 d. C. un cittadino di Burdigala, antico nome di Bordeaux, intraprese un lungo viaggio via terra dalla Francia alla Terra santa per visitare i luoghi dove si era svolta la vita di Gesù, camminare sulla strada che lo aveva condotto al Golgota per essere crocefisso e infine sostare in preghiera sul suo santo
sepolcro. Erano passati ventidue anni dall'Editto di Costantino, che nel 313 d. C. aveva sancito il riconoscimento ufficiale della religione cristiana, liberalizzando un culto che era stato oggetto di feroce repressione da parte degli imperatori romani pagani.
All'esemplare percorso religioso Burdigala-Gerusalemme, attraverso la città di Costantinopoli, che ancora oggi è lungo ed estremamente difficoltoso, dettero l'avvio il pellegrino di Bordeaux e pochi altri coraggiosi, sicuramente motivati da un forte spirito d'intraprendenza e dal desiderio di manifestare la propria fede in Cristo. A differenza degli altri pellegrini che sin dall'inizio della cristianità si recarono a Gerusalemme, il burdigalense fu ispirato a compilare un suo diario personale, l'Itinerarium a BurdigalaJerusalem usque, nel quale delineò tutto il percorso e descrisse tutte le località attraversate. Annotò meticolosamente ogni fase del suo lungo viaggio, testimoniando, ma solo implicitamente, della durezza del percorso, della fatica e dei sacrifici che esso comportava. Quell'uomo religioso consegnò alla storia un diario preciso e puntuale, ma scevro da ricadute pietistiche e da autocommiserazione, così da far apparire facile anche un viaggio che invece presentava molte difficoltà, la prima delle quali era l'incognita per i pericoli in agguato che si potevano manifestare ad ogni passo e all'improvviso. Noto come Itinerarium Burdigalense, il diario del viaggio è riportato in Corpus Christianorum Series latina, CLXXV, Itineraria et alia geographica, Turholti 1965, e corrisponde al documento più antico dei pellegrinaggi cristiani. Imbarcatosi a Valona, sbarca a Otranto e percorre la Puglia, annotando scrupolosamente le mutationes (posti in cui si cambiano i cavalli) e le mansiones (dove i viaggiatori potevano sostare per mangiare e dormire). Il pellegrino dichiara di aver trovato la prima mansio ad un miglio dal porto. Dalla mansio di Otranto a quella di Lecce - dice il pellegrino - ci sono circa 25 miglia con una mutatio intermedia sita in aperta campagna, con ogni probabilità a qualche chilometro dall'attuale Calimera, che allora non esisteva, così come non esistevano gli altri centri della Grecìa salentina (Carpignano, Martano e Martignano), perché se il pellegrino passando li avesse visti, certamente li avrebbe annotati nel suo "taccuino di viaggio". Interessante è notare che tra le foreste che ricoprivano il Salento i resti di antiche civiltà (menhir, dolmen e specchie) marcavano la via percorsa dal burdigalense e probabilmente gli facevano da guida, come avevano fatto da millenni per tutti gli altri viandanti, essendo state tracciate proprio intorno a quei monumenti megalitici, punti nodali del territorio, tutte le vie antiche che lo percorrevano.
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