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25 Febbraio 2012 MISTERO
giorgio pattera Runa Bianca
Assenzio, la pianta dai mille segreti
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Tracciare la storia dell'assenzio è come ripercorrere una parte del cammino dell'Uomo, dall'erboristeria alla farmacopea e fitoterapia, dalla mitologia all'arte e alla letteratura.

Fin dai tempi più antichi, l'assenzio era conosciuto ed apprezzato per le sue proprietà disinfettanti ed anestetiche: se ne trova la prima traccia in un papiro egizio risalente al 1600 a.C.. Già utilizzata fin dai tempi di Ippocrate (V° sec. a.C.), gli antichi greci consacrarono questa pianta officinale ad Artemide (da cui, appunto, Artemisia), dea della fertilità. Più tardi, Dioscoride (altro medico greco - I° sec. d.C.), oltre a riconfermare le innumerevoli e benefiche proprietà di questa utilissima pianta, ne allargava le possibilità d'impiego anche come repellente contro gli insetti; il succo fresco infatti, cosparso sulla pelle, tiene lontano mosche, tafani, zanzare, api e formiche: l'antenato del nostro "Autan", insomma...Nei giardini, poi, l'infuso d'assenzio (disperso con l'annaffiatoio o polverizzato con la pompa) si rivela un insetticida efficace contro afidi, bruchi, cocciniglie e parassiti alati; questo come rimedio naturale per contrastare l'abuso dei "pesticidi" chimici, velenosi per l'uomo e gli animali. Anche i Celti e gli Arabi raccomandavano l'uso dell'assenzio ed i medici dell'antichità lo reputavano un vero e proprio toccasana, grazie alle sue molteplici proprietà terapeutiche.

Nel 1588, Tabernaemontanus ne consigliava l'assunzione alle persone "di cattivo carattere": preludio dei rimedi omeopatici? E' talmente amaro, infatti, che nelle Sacre Scritture simboleggiava le vicissitudini e i dolori della vita. Apsinthosï€ ï€ infatti significa "spiacevole". Occorreva avere molta fiducia nella sua efficacia, per tollerarne il sapore sgradevolissimo; ma la saggezza popolare ammonisce: "amaro in bocca, dolce al cuore"...L'assenzio, ha dato il suo nome ad una bevanda alcolica egregiamente nociva, della quale i personaggi di Emile Zola fanno grande uso: il famoso (o meglio famigerato) Absinthe. "Le péril vert" ("il pericolo verde", così era chiamato in argot) accompagnava la vita dei bohèmiens, che solevano radunarsi, per esempio, in quel Café Momus descritto da Henry Murger ne "La vie de Bohème", che Puccini metterà in musica. Anche Baudelaire, il precursore dei Poeti maledetti, lo cita spesso nei suoi "Fleurs du mal" e addirittura uno dei maestri dell'impressionismo francese, Edouard Manet, lo ha immortalato in un quadro del 1876, intitolato appunto "Buveur d'absinthe" ("il bevitore di assenzio"). Si dice che anche Vincent van Gogh ne facesse largo consumo e che le immagini distorte caratterizzanti le sue opere siano state in qualche modo "ispirate" dallo stato alterato di coscienza in cui il grande pittore olandese cadeva, forse dopo gli eccessi con tale bevanda. Aegli inizi '900, si pensi che il consumo di questo liquore, preparato con l'essenza tossica e convulsivante contenuta nella pianta e denominata "fata verde", passa dai 6.713 ettolitri del 1873 ai 360.000 del 1911. Molto di ciò che la fine del nostro secolo ha attribuito alla droga, la fine dell'Ottocento l'attribuì all'assenzio. La differenza è che, per quanto riguarda l'Ottocento, sappiamo come andò a finire... Ironia della sorte: una delle tantissime indicazioni del succo d'assenzio lo vuole come rimedio contro...l'ubriachezza, mescolato a miele ed acqua calda. nella pianta d'assenzio coesistono due "principi attivi": un olio essenziale (absintolo o thujone) ed una sostanza amara (absintina).

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