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21 Gennaio 2012 SCIENZA
di Brian Handwerk http://www.nationalgeographic.it
SOLLEVARE VENEZIA POMPANDO ACQUA NELLA FALDA
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La proposta di un team di studiosi: pompare acqua marina nel sottosuolo per rialzare la città di una trentina di centimetri.

Sarà l'acqua a salvare Venezia dall'acqua? Come rimedio contro il fenomeno dell'acqua alta e lo sprofondamento della città, un team di studiosi propone di risollevarla iniettando acqua marina nel sottosuolo.

Determinata dalle maree, dal vento e da altri fenomeni atmosferici, l'acqua alta causa l'allagamento delle parti più basse di Venezia in media quattro volte l'anno. Le maree eccezionali (oltre 140 centimetri sullo zero mareografico della Punta della Salute) si verificano invece in media ogni quattro anni. (Leggi le domande frequenti sull'acqua alta sul sito del Comune di Venezia).

Il fenomeno si è aggravato negli ultimi decenni, soprattutto tra il 1950 e il 1970, quando l'altezza di Venezia sul livello del mare è calata di 12 centimetri, soprattutto per effetto del pompaggio di acqua dalle falde acquifere per scopi industriali. Adesso la situazione sembra stabilizzata: secondo uno studio pubblicato nel 2002 sulla rivista Geophysical Research Letters, il calo sembra rallentato a un ritmo di meno di cinque centimetri al secolo.

Ma se Venezia non scende più, è l'Adriatico che sta salendo: il livello del mare è destinato a crescere, secondo alcune previsioni, anche di 30 centimetri entro la fine del secolo, avverte Giuseppe Gambolati, ingegnere idraulico, docente e capo dell'équipe del Dipartimento di Metodi e Modelli Matematici per le Scienze Applicate dell'Università di Padova che ha messo a punto la nuova proposta. (Leggi l'articolo sul sito dell'Università)

Il progetto prevede di scavare dodici pozzi intorno alla città, in un cerchio del diametro di dieci chilometri, per pompare, nell'arco di dieci anni, circa 150 milioni di metri cubi d'acqua marina nel sottosuolo. "Quando si inietta acqua, si causa un'espansione degli strati compressi", spiega Gambolati. "Così, prima si arresta la subsidenza, poi si può indurre un sollevamento". Alla fine dell'operazione, assicura lo studioso, il livello della città crescerebbe anche di 25-30 centimetri.

Sopra e sotto la Laguna

Il sistema proposto sarebbe complementare al MOSE, il gigantesco progetto, attualmente in costruzione, che prevede l'installazione di una serie di paratoie mobili presso le tre bocche di porto della Laguna. In occasione delle alte maree, le paratoie verrebbero sollevate con iniezioni di aria compressa e andrebbero così a bloccare l'afflusso dell'acqua, isolando la Laguna dal mare e neutralizzando l'effetto dell'acqua alta.

Il MOSE dovrebbe entrare in funzione nel 2015; secondo una stima, se davvero il livello dell'Adriatico crescerà come previsto, alla fine del secolo sarà necessario attivarlo anche 35 volte l'anno. Una media che potrebbe scendere a quattro volte l'anno, assicurano Gambolati e colleghi, se la loro proposta sarà accettata.

Per elaborarla, gli studiosi hanno combinato dati sismologici raccolti negli anni Ottanta - quando le compagnie petrolifere erano ancora autorizzate a usare gli esplosivi per effettuare ricerche geologiche nella Laguna - con dati più recenti. Hanno così ottenuto una mappa tridimensionale che mostra con un dettaglio senza precedenti lo strato di argilla impermeabile che si trova nel sottosuolo di Venezia.

Quell'argilla, sostiene Gambolati, è la chiave della sua proposta. "L'acqua marina verrebbe pompata in una serie di strati sabbiosi posti tra 650 e 1000 metri di profondità", spiega. "La presenza di un 'tetto' di argilla assicura che l'acqua iniettata non uscirà dall'alto, ma si diffonderà sui lati all'interno degli strati in cui è stata iniettata".

Si tratta di un metodo usato soprattutto per facilitare le estrazioni di petrolio, già applicato in California, in Canada e altrove. Ron Wong, capo del Dipartimento di ingegneria civile dell'Università dell'Alberta, in Canada, ritiene che sia applicabile anche a Venezia, purché i dati geologici sul sottosuolo si rivelino attendibili.

"In Alberta abbiamo oltre 20 anni di esperienza in operazioni di questo tipo, che prevedono iniezioni di acqua o di calore nel sottosuolo", spiega Wong. "Il risultato è stato molto simile a quello previsto a Venezia, con un sollevamento permanente del terreno di circa 30 centimetri. Ma ha funzionato solo negli strati di sabbia densa".

Stando alla ricerca di Gambolati, sostiene Wong, anche il sottosuolo di Venezia dovrebbe avere le stesse proprietà. L'ingegnere canadese però avverte che nella sua regione sono installati strumenti in grado di monitorare il sollevamento, in modo da assicurarsi che sia uniforme. "In caso contrario, il terreno potrebbe esserne molto danneggiato", aggiunge.

Gambolati assicura che il suo modello prevede appunto un sollevamento complessivo e uniforme dell'intero territorio di Venezia, escludendo possibili danni strutturali. Lo studioso aggiunge che, una volta dato il via libera, le operazioni potrebbero cominciare entro un anno, a un costo relativamente contenuto, specie se paragonato all'ingente spesa già sostenuta per il MOSE.

"Non abbiamo ancora una previsione di budget dettagliata", spiega, "ma il costo complessivo dovrebbe essere tra i 200 e i 300 milioni di euro. A tutt'oggi, la spesa prevista per il MOSE è di cinque miliardi, senza ancora tener conto dei costi di manutenzione.

"Un piccolo fastidio"

Finora comunque, il pericolo dell'acqua alta non ha allontanato i turisti, che continuano a visitare Venezia al ritmo di 20 milioni di presenze l'anno, con un giro d'affari di circa due miliardi di euro. Secondo Erla Zwingle, giornalista americana, collaboratrice di National Geographic e residente a Venezia da 17 anni, l'acqua alta potrebbe addirittura essere una delle attrattive della città.

"Mio marito, che a Venezia ci è nato, dice che una volta messo in funzione il MOSE dovranno comunque consentire, almeno di tanto in tanto, che l'acqua alta invada la città, perché ai turisti piace tanto levarsi le scarpe per attraversare piazza san Marco e scattarsi foto a vicenda. Si divertono".

Zwingle, che tiene un blog sulla vita quotidiana a Venezia, aggiunge che l'acqua alta è un fenomeno relativamente breve - dura di solito solo poche ore prima di ritirarsi - e prevedibile. Solitamente si verifica tra settembre e aprile, soprattutto quando la luna è piena o nuova, il vento soffia da sud-est, e/o la pressione atmosferica è bassa. "Non capita all'improvviso", aggiunge la giornalista, "così ci si può preparare per affrontarla. Non è né un divertimento né una catastrofe: è un fastidio a cui i veneziani sono abituati. Ci si mette le galosce e si va avanti come al solito".

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