Nuove immagini mostrano per la prima volta l'attimo in cui vengono emessi "proiettili" di gas a un quarto della velocità della luce.
Nuove immagini ad altissima definizione mostrano per la prima volta l'istante in cui un buco nero spara "proiettili" di gas superveloci. I dati provengono dall'osservazione del buco nero H1743-322 e della sua stella compagna, che si trovano a circa 28.000 anni luce dalla Terra.
Nei sistemi binari come questo, può accadere che il buco nero strappi alla compagna del materiale che va a formare i cosiddetti dischi di accrescimento, che ruotano vorticosamente attorno all'equatore del buco nero. La materia che cade nel buco nero può causare l'emissione di getti di materiale dai poli. Di solito si tratta di getti continui, ma a volte possono essere sostituiti da emissioni rapidissime di gas elettricamente carico, "proprio come proiettili sparati da un fucile", dice Gregory Sivakoff, ricercatore dell'Università dell'Alberta, in Canada. Queste emissioni possono produrre in un'ora la quantità di energia che il Sole emette in cinque anni.
Dal 1977, anno della sua scoperta, il buco nero H1743-322, che ha una massa tra cinque e dieci volte quella del Sole, ha più volte prodotto queste emissioni, ma finora gli scienziati finora non erano riusciti a capire quando e perché il buco nero si decidesse a "premere il grilletto".
Sivakoff e colleghi sono riusciti a catturare immagini estremamente dettagliate di un paio di proiettili di gas lanciati dal buco nero nel 2009, in direzioni opposte. Misurandone la traiettoria, sono riusciti anche a ricostruire il punto preciso da cui erano stati emessi.
"Abbiamo 'beccato' il buco nero proprio mentre sparava un getto di materiale a una velocità quasi pari a un quarto di quella della luce".
Studiando le variazioni nelle emissioni di radiazioni e di raggi X del buco nero, gli scienziati hanno anche ipotizzato che i proiettili provengano da grumi di gas presenti nei dischi di accrescimento. Quando i dischi, ruotando, si avvicinano troppo al buco nero, vengono distrutti e il gas viene "sparato" via.
"È un primo passo verso una migliore comprensione dei dischi di accrescimento e dei meccanismi fisici che determinano i getti di gas", commenta Sivakoff.
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