Nei fondali ghiacciati dell'Oceano Artico sono intrappolate enormi quantità di metano. Il problema è che adesso il disgelo del terreno sta liberando il gas, sempre più rapidamente, fino a far emergere vere e proprie bolle che arrivano in superficie. Se ne sono accorti i ricercatori dell'International Artic Research Centre della University of AlaskaFairbanks durante una missione congiunta Usa-Russia che ha esplorato a zona orientale dell'Oceano, proprio di fronte alle coste della Siberia.
"Avevamo avvistato eruzioni, vere e proprie fontane di gas che si libera nell'atmosfera, ma grandi solo qualche decina di metri di diametro. Adesso ne abbiamo viste di continue, potenti e impressionanti del diametro di un chilometro. E se in un'area relativamente piccola ce n'erano più di cento, è bastato prendere in esame una zona più ampia per vederne migliaia", ha raccontato il capo della spedizione, Igor Semiletov, che ha presentato i dati preliminari al meeting dell' American Geophysical Union che si è svolto a San Francisco.
Quanto metano è nascosto lì sotto? Nessuno lo sa, ovviamente, con certezza, ma le stime parlano di migliaia di milioni di tonnellate. E quale effetto potrebbe avere l'arrivo nell'atmosfera di tutto questo gas? Il metano è una risorsa straordinaria per la produzione di energia, perché quando viene bruciato inquina meno di petrolio e carbone, ma in sé è anche un potente gas serra, capace di impedire all'energia del Sole di rimbalzare lontana dall'atmosfera terrestre trattenendola invece sul nostro pianeta.
E siccome questo metano sembra molto difficile da intrappolare per bruciarlo e la causa del rilascio del gas dal permafrost che si scongela sarebbe proprio il surriscaldamento terrestre, il meccanismo potrebbe accelerare autoalimentandosi. Insomma, oltre alle emissioni prodotte dall'attività umana, la stessa natura del pianeta starebbe mettendo in moto un processo capace di peggiorare la situazione del cambiamento climatico. "Sono preoccupata, molto preoccupata, ma nessuno può sapere il timing di questo processo catastrofico. C'è la possibilità che rilasci massicci di gas avvengano nell'arco di decenni, ma non sappiamo di più", ammette Alina Shakova, una collega di Semiletov.
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