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9 Dicembre 2011 MISTERO
Enrico Grazioli Bresciaoggi
Un nuovo rebus archeologico Dopo il Sércol ecco un dolmen
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N VALSABBIA. Lo hanno individuato due appassionati che indagano da tempo il territorio. La misteriosa struttura megalitica richiama quelle di Francia e Puglia ma ha dimensioni molto ridotte e non è escluso che sia un "falso".

Nei territori archeologicamente meno indagati come il nostro può capitare che la natura riesca a nascondere per tempo lunghissimo le testimonianze delle presenze umane più antiche. E così, a volte la terra restituisce reperti sorprendenti; come quello scoperto da due appassionati di archeologia nell'entroterra montuoso che va da Botticino a Gavardo. Comprensibilmente, il luogo esatto non è stato rivelato, ma è certo che i due da tempo stanno scandagliando ogni più remota piega di queste zone del cosiddetto "carso bresciano". E che questa volta si sono imbattuti in quello che potrebbe essere un "dolmen" in miniatura.

Per chi non lo sapesse, un dolmen è una costruzione megalitica formata da due o più pietre verticali che sorreggono uno o più lastroni orizzontali. Una tipologia preistorica molto diffusa in Francia e nella Penisola Iberica. Nella stessa area del ritrovamento, spiegano gli esperti, sono state ritrovate alcune evidenze di manufatti presumibilmente preistorici molto simili alla tipologia del dolmen; unici in Lombardia e assimilabili a quelli presenti nell'Europa occidentale e in Puglia.

Alessio Gandini di Nuvolera e Franco Liloni di Gavardo (quest'ultimo nei mesi scorsi ha curato la stesura di un fascicolo sul sito archeologico del Sércol) per ora non si sbottonano e aspettano i risultati di indagini professionali.

A Nuvolera sono ancora nell'aria le diatribe tra forze politiche e studiosi per la faccenda del Sércol e, consapevoli delle conseguenze nel caso di un clamoroso abbaglio, i due hanno spedito alcune foto ad archeologi che hanno subito mostrato interesse. Il presunto dolmen è definito scherzosamente da Liloni a "cuccia di cane" per le modeste dimensioni: misura 100 x 120 x 80 centimetri, ed è parzialmente affondato in un deposito colluviale con l'apertura anteriore di 40 centimetri. Gli scopritori si chiedono se possa essere lo scherzo di un buontempone o un fortuito impilamento di massi prodotto da cause naturali, ma resta il fatto che la cosa è quantomeno curiosa.

In attesa di risposte ufficiali sull'ultimo caso, gli appassionati ricordano di aver incontrato diverse evidenze di probabile pertinenza archeologica nel territorio di Nuvolera. Se comprovate, andrebbero ad aggiungersi alla mole già considerevole del Sércol. Fondi permettendo, sarebbe un motivo in più per indagare.