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29 Settembre 2011 STORIA
FRANCESCO FRUNZIO http://roma.repubblica.it
La Sapienza ricorda Alberto Cirese il decano degli antropologi italiani
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Il decano degli antropologi italiani, Alberto Mario Cirese, scomparso il primo settembre scorso a 90 anni, lascia un'eredità di studi antropologici innovativi. L'Università Sapienza di Roma, di cui era professore emerito, lo ricorderà mercoledì 28 settembre alle 10 nell'aula prima della facoltà di Lettere, in piazzale Aldo Moro 5. All'incontro pubblico interverranno i colleghi di una vita, i suoi allievi e gli studenti.

Nato ad Avezzano nel 1921, Cirese si laureò in Storia delle tradizioni popolari nel 1944. Cominciò da subito a insegnare, prima nell'università di Cagliari poi a Siena e a Roma, dove è stato professore emerito della facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Roma. L'illustre antropologo, fu il primo a far conoscere Lévi-Strauss in Italia e tra i primi a impiegare l'informatica nelle scienze umane.

I suoi lavori costituiscono delle vere e proprie cross-subject: diverse materie apparentemente estranee l'una all'altra vanno a convergere per dare vita a una materia mista. Tipo Filologia ed Etnologia. I suoi studi vanno dal marxismo allo strutturalismo, e abbracciano la semiotica e la filologia. Cirese è sempre andato alla ricerca del rigore metodologico da applicarsi allo studio della lingua, dei proverbi, delle relazioni parentali, della cronologia Maya, dei canti popolari e della museografia

etnografica.

Oltre a diversi studi comparsi su numerose riviste, Cirese è autore di più libri: "Saggi sulla cultura meridionale" (1955), "La poesia popolare" (1958), "Il folklore come studio dei dislivelli interni di cultura" (1961-62), "Prime annotazioni per una analisi strutturale dei proverbi" (1968-69), "Aspetti della ritualità magico-religiosa nel Tarantino" (1971), "Ricerche morfologiche e prospettive strutturali: da Propp a Levi-Strauss" (1973-1974), "Segnicità fabrilità procreazione. Appunti etnoantropologici" (1984), "Ragioni metriche. Versificazioni e tradizioni orali" (1988), e l'opera sistematica "Cultura egemonica e culture subalterne" del 1972, testo di riferimento di intere generazioni di studenti.