L'uomo moderno, in tutta la sua sedentarietà, è sempre meno abituato al contatto con la natura, in particolare alla vicinanza di animali selvatici potenzialmente pericolisi. Inconsciamente, tuttavia, il cervello del sapiens è ancora cablato in modo tale da reagire immediatamente alla visione di un animale, un meccanismo di difesa che, secondo i ricercatori, ci è stato tramandato dalla fase in cui l'umanità doveva preoccuparsi di sopravvivere in un ambiente ostile e zeppo di pericoli.
In un articolo pubblicato su Nature Neuroscience, Florian Mormann e Ralph Adolphs hanno messo in evidenza come il cervello umano reagisca istintivamente alla visione di un animale, una reazione che ha pochi eguali se messa a confronto con stimoli visivi che riguardano persone, luoghi o oggetti inanimati.
"E' importante per il cervello essere in grado di rilevare velocemente gli animali" spiega Adolphs. "Le ragioni sono probabilmente molte, ma dovrebbero includere la necessità di evitare i predatori e di catturare prede. Queste abilità una volta erano di importanza critica per la sopravvivenza, e molti difficili da compiere. Rilevare predatori e prede richiede velocità e tempismo nel determinare forme che spesso sono camuffate in un ambiente poco nitido".
Mormann e Adolphs hanno registrato la reazione di 41 cervelli in presenza di immagini di persone, paesaggi, animali e oggetti. Durante le 111 sessioni sperimentali (e circa 100 immagini a sessione), i ricercatori hanno monitorato l'attività cerebrale dei pazienti con un livello di dettaglio tale da poter verificare l'attività di singoli neuroni, scoprendo che alcuni neuroni hanno risposto principalmente alle immagini di animali, indipendentemente dal potenziale livello di pericolosità delle bestie.
I neuroni dell'amigdala, in particolare, hanno risposto in modo significativo. "La parte destra dell'amigdala è stata in passato associata all'elaborazione degli stimoli avversi e di quelli di ricompensa" spiega Mormann. "Durante il nostro passato evolutivo, gli animali erano sia predatori che prede. In entrambi i casi, la loro rilevanza comportamentale era decisamente alta".
Ricerche precedenti a questa avevano già ipotizzato che durante le prime fasi dell'evoluzione dei vertebrati la parte destra del cervello si sia specializzata nel gestire stimoli inaspettati e rilevanti per il comportamento. Si percepisce un rumore sospetto, e il nostro cervello reagisce d'istinto facendoci fermare per valutare le possibilità, sia che si tratti di pericolo o di una potenziale fonte di cibo.
A giudicare dalla reazione osservata nel cervello umano, questo meccanismo di sopravvivenza sembra essere ancora funzionante, anche se parzialmente sopito, in tempi moderni. "Le immagini di animali mobilitano le risorse del cervello per iniziare a valutare ciò che si vede. L'amigdala ci aiuta a capire che c'è un animale, e che possiamo dargli attenzione, codifica tutto questo nella memoria e 'installa' una risposta comportamentale".
L'amigdala è una regione del cervello che partecipa alla gestione delle emozioni, specialmente la paura e la risposta ad essa. Il suo collegamento con la memoria emozionale farebbe in modo che qualunque stimolo riesca a suscitare una particolare fase emotiva venga registrato e codificato in modo tale da scatenare una reazione istintiva nel caso la situzione si presentasse di nuovo.
Sebbene la ricerca abbia utilizzato soltanto stimoli visivi, limitando la vasta gamma di rumori e odori che hanno da sempre contribuito alla sopravvivenza dell'essere umano, i ricercatori sospettano che l'amigdala possa essere attivata anche dai richiami animali con un meccanismo motlo simile a quello sfruttato dagli stimoli visivi.
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