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10 Agosto 2011 STORIA
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NOVANTACINQUE ANNI DALLA BATTAGLIA DI GORIZIA
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"O Gorizia, tu sei maledetta

per ogni cuore che sente coscienza;

dolorosa ci fu la partenza

e il ritorno per molti non fu"...

Durante la Prima Guerra Mondiale, la battaglia di Gorizia (9-10 agosto 1916) costò, secondo dati ufficiali, la vita a 1.759 ufficiali e 50.000 soldati circa, di parte italiana; di parte austriaca a 862 ufficiali e 40.000 soldati circa.

Fu uno dei più pazzeschi massacri di una guerra tutta pazzesca.

Alla conquista di Gorizia fece seguito un vano e sanguinoso tentativo di avanzata verso Trieste, bloccato dalle imperforabili linee difensive austriache.

Le già dure sofferenze della guerra di posizione furono accentuate dalla natura impervia del fronte, che determinò combattimenti in condizioni ai limiti della follia, tra neve, ghiaccio e passi alpini inaccessibili; i problemi logistici che ne seguirono obbligarono i reparti del genio a ricorrere ad espedienti di ogni genere per consentire lo spostamento di truppe e mezzi a quelle quote.

I propositi del comando supremo, di una conclusione della guerra prima dell'inverno, si rivelarono, tragicamente, infondati ed anzi furono gli austriaci a prendere l'iniziativa, lanciando, nel 1916, la "Strafexpedition", la spedizione punitiva contro l'alleato traditore, ideata dal feldmaresciallo Conrad, che fece breccia tra le linee italiane ad Asiago; la strenua resistenza e il coraggio dei reparti italiani riuscirono, miracolosamente, a contenere il nemico e a respingerlo, a prezzo del solito, tremendo, numero di caduti.

Nonostante il coraggio dimostrato, il pesante tributo di sangue, le inutili perdite, le drammatiche condizioni di vita, determinarono, tra le truppe regie, non pochi episodi di insubordinazione, stroncati, con il consueto cinismo, dai vertici militari capeggiati da Cadorna, con centinaia di fucilazioni e con la tattica delle decimazioni; nel Carso, tra i monti dell'Adamello dunque, si continuava, con spietata perseveranza, a morire, vanamente, a fiumi, non solo per mano nemica, ma anche per volontà dei tribunali militari e per opera dei plotoni di esecuzione, in un indicibile clima di terrore e violenza, tale da minare ogni resistenza psico-fisica.

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