Domani Venerdì 20 Maggio si terrà presso la sala civica "C.Annoni" nel museo di Erba una conferenza tenuta dal Dott. Adriano Gaspani sul Simbolismo cosmico nella fondazione di Como romana.
In un imprecisato solstizio d'inverno del secondo secolo avanti Cristo, un gromatico, cioè un esperto agrimensore che univa conoscenze scientifiche e competenze religiose, salì sulla collina di Brunate, e fissò il tramonto oltre il Monte Croce. Non aveva nostalgie o romanticismi per la testa, ma uno scopo ben preciso. 
Stabilire il punto esatto in cui fondare la città di Como secondo gli schemi della centuriazione romana, ossia lo schema urbanistico geometrico di una pianta di una città ereditato dagli antichi etruschi. Tale schema era tracciato, secondo uno schema ortogonale proprio dai "gromatici" (nome che deriva dalla "groma", cioè il particolare strumento, di cultura etrusca e antesignano del teodolite, utilizzato per stabilire gli allineamenti e le direzioni perpendicolari ) in ogni nuova colonia dove i romani si stabilivano. Como compresa. 
Se ne parlerà domani alle 21 con Adriano Gaspani, archeoastronomo che fa parte dello staff dell'Osservatorio Astronomico di Brera, a Milano, al Museo di Erba in via Ugo Foscolo 27, nell'ambito della conferenza a ingresso libero "Simbolismo cosmico nella fondazione di Como romana", in cui è prevista una proiezione in Powerpoint composta da un'ottantina di slides. 
Il gromatico, dopo aver scelto il centro, sacro, della città, detto "umbilicus", tracciava per esso due assi stradali perpendicolari tra loro: il primo di direzione est-ovest, chiamato "decumanus maximus" (decumano massimo), il secondo di direzione nord-sud, detto "kardus maximus" (cardo massimo). Il cardo era orientato parallelamente alla direzione nord-sud astronomica e come tale stabiliva il "cardine" dell'universo. Dopo aver delimitato la città si prolungavano queste due strade per tutto il territorio agricolo circostante passando per le quattro porte praticate nelle mura della città.
Ma Como è una città particolare e ricca di misteri. "È stata edificata in uno dei posti più assurdi che si potevano trovare, in una convalle, e tra un lago e alcune paludi malsane - dice Gaspani - Dove è stato scoperto il "grande cerchio" degli antichi Comenses (costruito 500 anni prima di Como, ndr) e cioè dove sorge l'attuale ospedale Sant'Anna, tesoro archeologico da me a lungo studiato. C'erano pure corsi d'acqua ma era una zona pianeggiante molto più sicura e così pure la zona di Montorfano. Un fatto è certo, i romani non avrebbero mai costruito su una zona collinare. Se ne trovavano una nel luogo in cui decidevano di costruire una città, piuttosto la spianavano".
Resta un mistero insoluto insomma la collocazione di Como per Gaspani. "Sul vero profilo della città si discute da tre secoli. Tutti sanno quando è stata fondata, ma secondo quali regole ci sono solo ipotesi", dice. Per lo studioso milanese la città lariana nasce come "castrum" militare fondato da Pompeo nel 196 a.C. e diventa poi municipio romano con Giulio Cesare intorno al 45 a.C. 
Popolata dal condottiero con maestranze meridionali provenienti dalla Magna Grecia, Como venne però disegnata con un orientamento di tipo celtico. Sì, perché di cultura celtica erano i gromatici che stabilirono la posizione della città sulla base di linee astronomicamente significative. 
"Ogni città è il cielo mappato sulla terra - dice Gaspani - I gromatici comaschi, una casta di intoccabili e la cui decisione era insindacabile, orientarono Como secondo un criterio solstiziale tipicamente celtico, cioè stabilendo gli assi della città secondo il solstizio d'inverno e il tramonto del sole. E analisi attuali con il gps e il satellite confermano che l'orientamento è stato fissato molto bene. Così Como, al pari di Verona, è stata ruotata di 55 gradi: il cardo si spostò di 55 gradi da nordest a sudovest e il decumano pure, è spostato di 55 da sudest a nordovest".Anche i principali monumenti all'interno della città romana dovevano essere astronomicamente orientati. E se l'anfiteatro è stato scovato in zona Cortesella - "con corretto orientamento secondo gli astri", dice Gaspani - del tempio di Giove non c'è traccia. "Non dovrebbe essere tanto lontano dal centro - dice l'archeoastronomo - e comunque dovrebbe essere sulla linea del decumano, tra piazza Cavour e Porta Torre".Ma come precisa il docente di Diritto romano all'Insubria, Giorgio Luraschi, che ha concluso il suo saggio di 150 pagine sulla Como romana per il prossimo volume della monumentale "Storia di Como" edita dall'Archeologica Comense, templi romani sono già saltati fuori: "Quello del Sole a Sant'Abbondio, documentato dalle pietre riutilizzate per la facciata della basilica, quello di Mercurio a San Carpoforo che significativamente conserva epigrafi dedicate al dio dei commercianti e dei ladri, e un tempio all'Eternità di Roma e di Augusto, di cui ci parla anche Plinio, nella zona della basilica di San Fedele". Luraschi si dice invece scettico sulla fondazione di Como da un castrum militare. "È l'ipotesi dell'architetto romano Gianfranco Caniggia (artefice della teoria del "restauro tipologico" per riportare gli edifici storici del capoluogo lariano ai primitivi splendori, ndr) ma i romani non avevano bisogno di "castra", avevano imposto le loro regole ai comaschi autoctoni. Piuttosto è interessante notare come ci siano fonti autorevoli che parlano di Como: le troviamo in Livio, Strabone e Cicerone. E tutte dicono di una Como che seppe resistere mentre tutto il mondo intorno crollava, con la crisi dell'Impero Romano del 476 d.C. Anche la vicina Milano era in crisi, ma da noi sorsero i Magistri Cumacini. Un fenomeno di resistenza culturale simile si ebbe solo a Ravenna e ad Aquileia, che era peraltro legata a Como".
Lorenzo Morandotti
per qualsiasi informazioni si può rivolgersi a :
Dott.ssa Barbara Cermesoni
Conservatore Museale
Civico Museo di Erba
Via U. Foscolo, 23
22036 Erba (CO)
Telefax: 031 3355341
E-mail: museoerba@libero.it
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