Leggende e realtà sugli animali più enigmatici e sfuggenti degli abissi. Oggi uno studio rivela che la preda preferita dai capodogli potrebbe essere minacciata dai sonar.
Il calamaro gigante (Architeuthis dux), il suo "cugino" calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni) e altre specie di grandi invertebrati che vivono negli abissi sono tra gli animali più misteriosi e sfuggenti del mondo. Per secoli la loro esistenza fu testimoniata solo dalle leggende diffuse tra i marinai, e anche oggi gli avvistamenti sono rarissimi: il primo individuo vivo è stato catturato nel 2006. Quasi tutto ciò che ne sappiamo deriva da studi effettuati su carcasse spiaggiate o catturate nelle reti dei pescatori o su resti contenuti nello stomaco di animali più grandi che se ne erano nutriti.
Proprio per questo fece scalpore il ritrovamento di numerosi calamari giganti morti all'inizio dello scorso decennio al largo della costa delle Asturie, in Spagna (nella foto, il recupero del corpo di una femmina).
(Leggi anche "La leggenda del calamaro colossale")
Oggi uno studio rivela che la strage potrebbe essere stata causata dal rumore dei sonar. Poco prima che i corpi venissero a galla, alcune navi avevano usato cannoni ad aria compressa per emettere suoni a bassa frequenza nelle profondità marine. Le rilevazioni sonar dovevano servire, tra l'altro, a indagare sulla possibile presenza di giacimenti di petrolio o gas naturali.
Michel André, esperto di bioacustica marina del Politecnico della Catalogna di Barcellona, ha esposto per un tempo prolungato quattro specie di cefalopodi (un polpo, una seppia e due calamari, naturalmente più piccoli di quello gigante) a suoni a bassa frequenza, riscontrando forti danni alle statocisti, gli organi di senso che si trovano dietro gli occhi di questi animali e permettono loro di mantenere l'equilibrio e l'orientamento.
Il danno alle statocisti potrebbe aver disorientato i calamari giganti, spingendoli verso la superficie, dove la differenza di temperatura li avrebbe uccisi.
"Sapevamo già", commenta André, "che l'inquinamento acustico negli oceani ha un impatto significativo sui delfini e le balene", che usano il loro sonar naturale per orientarsi e per cacciare. "Ma questo è il primo studio che evidenzia seri danni anche per gli invertebrati".
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