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28 Aprile 2011 ARCHEOLOGIA
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SCAVI ARCHEOLOGICI: BASTA GEORADAR E PENNELLI, ARRIVANO LE NANOPARTICELLE
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Nanoparticelle per l'archeologia: gli Indiana Jones del futuro potrebbero non partire più armati di georadar, pale, picconi e pennelli, bensì di nanopolveri e naoparticelle. E' quanto prevede di fare un gruppo di archeologi all'avanguardia usando la nanotecnolgia nel campo della conservazione dei beni culturali per intervenire su un sito tombale nel sud est della Turchia, affidando nelle prossime settimane alle nanoparticelle la pulizia e il recupero di alcuni sepolcri scavati nella roccia delle montagne della regione e risalenti a 2.400 anni fa.

Le nuove strumentazioni archeologiche nanotecnologiche verranno sperimentate dal gruppo di archeologi guidato dal professor Cengiz, al lavoro su alcuni antichi siti tombali nella provincia Egea di Muayla. Le nanoparticelle della nanopolvere che verrà usata sono state studiate per essere chimicamente compatibili con gli elementi che compongono le rocce, e al contempo puliscono, restaurano e proteggono le superfici delle lapidi, consolidandone la struttura e agevolando la conservazione nel tempo delle tombe, in particolar modo di quelle che ancora mostrano resti pittorici.

L'impiego della nanotecnologia e delle nanoparticelle per la conservazione di beni culturali tanto preziosi è stato voluto e promosso dal Ministero per la Cultura e il Turismo Turco a causa delle cattive condizioni di conservazione dei sepolcri, allo scopo di recuperarne l'integrità con una metodologia quanto meno aggressiva possibile. E non è l'unico esempio di applicazioni nanotecnologiche all'archeologia: nanofluidi sono stati infatti impiegati per la pulizia e la conservazione di alcuni affreschi murari in siti archeologici del Centro America. Il contributo di chimica e fisica alle scienze della conservazione trova un fortissimo alleato contro il tempo nelle nanotecnologie.