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24 Aprile 2011 MISTERO
Alberto Arecchi Liutprand.it
SINISTRARI E LA DEMONIALITA'
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Una certa genìa di spiriti maligni depravati, benché molto pericolosi all'apparenza e ritenuti causa dei più turpi peccati, tuttavia erano una necessità sociale dell'epoca in cui apparvero, non soltanto per terrificare i bambini troppo capricciosi (a tal fine sarebbero stati sufficienti fantasmi generici, streghe e lupi mannari), ma anche per giustificare rapporti sessuali e figli extramatrimoniali, senza dover entrare in spiegazioni troppo imbarazzanti.

Incubi e succubi sono spiriti caratteristici della tradizione europea, e più di un padre della Chiesa passò notti insonni a cercare d'indagare la loro natura: difficile qualificarli come immaginazioni pure e semplici, dati i molti prodotti palesi e concreti (bambini) partoriti dal rapporto con le loro presenze. La principale occupazione d'incubi e succubi, almeno per quanto riguarda i loro rapporti con la specie umana, sembra quella d'infilarsi di notte nei letti delle loro vittime e di sedurle.

Succubi o succube (letteralmente: giacenti sotto) sono quelli con apparenza femminile, che si accoppiano prevalentemente con uomini, e incubi (giacenti di sopra) quelli maschili, che per lo più cercano le donne. Molte volte, essi assumono le sembianze d'una persona ben conosciuta dalla "vittima", causando quindi vergogna e imbarazzo nella persona imitata. A volte, infatti, si mostrano come sosia di vescovi, d'alti funzionari, di medici o di uomini politici. La discussione sulla natura di tali "fantasmi" risale all'autorità di Sant'Agostino, il quale dichiaro inequivocabilmente che i demoni hanno "immortalità corporea e passioni simili a quelle degli esseri umani". Egli sosteneva che, essendo i demoni incapaci di produrre sperma proprio, lo raccoglievano dagli uomini (seducendoli in qualità di succubi) per introdurlo nelle vagine femminili, apparendo come incubi riuscendo quindi a ingravidarle.

Un teologo del sec. XV, De Spina, azzardò l'idea originale che incubi e succubi fossero formati dall'odore di sperma emanato da uomini e donne durante la copula. Un sacerdote francese suo contemporaneo, William de Paris, affermò:

"L'esistenza di esseri conosciuti con il nome di incubi e succubi dominati da un'ardente concupiscenza, i quali, come e risaputo, possono generare figli, e attestata da molti uomini e donne traviati da loro, che hanno subìto i loro attacchi lascivi".

In realtà le vittime erano sempre ragazze attraenti, mai uomini o donne vecchie e brutte. I mariti che sorprendevano i demoni a letto con le mogli non avevano mai l'occasione di affrontarli direttamente, perché essi invariabilmente sparivano nell'oscurità. Inoltre non si faceva molto caso all'enorme sovrabbondanza degli incubi sui succubi: erano molti più i casi di donne perseguitate dai folletti che non di uomini plagiati dalle follette.

Il saggio Demonialità fu scritto dal padre francescano Ludovico Maria Sinistrari. L'obiettivo di fondo del libro, del tutto originale dal punto di vista filosofico, è quello di dimostrare l'esistenza dii incubi e succubi (in una parola, di folletti) che non sono incarnazioni del Demonio, ma vere e proprie creature razionali, di natura superiore a quella dell'uomo, dotate di anima e di corpo: essi vivono tra noi, si manifestano a loro piacimento, possono convertirsi ed ottenere la salvazione eterna. Hanno in comune con l'uomo la debolezza della carne, sottolineata da una particolare inclinazione verso le femmine della specie umana. Questi esseri, distinti dagli angeli e dai demoni puramente spirituali, vengono identificati dal Sinistrari con i fauni, i satiri, i geni, gli elfi e i folletti delle varie mitologie. Dal loro accoppiamento con donne della specie umana sarebbero nati personaggi straordinari, superiori agli uomini comuni: i Giganti biblici, Alessandro Magno, Platone, Romolo e Remo, Cesare Augusto, il Mago Merlino, Martin Lutero. Come i muli, ibridi fra le specie dei cavalli e dei muli, anche tali ibridi tra i folletti e gli uomini sarebbero sterili, incapaci di riprodursi.

L'autore prosegue elencando le differenti specie di folletti e le maniere più idonee per liberarsi di loro. Tre casi concreti, desunti dalla sua esperienza di confessore e d'inquisitore nella città di Pavia, offrono esempi illuminanti di folletti nostrani. Sinistrari, pur esponendo una propria opinione critica sulle tesi di Sant'Agostino, non si azzarda tuttavia a contestarlo direttamente, dice piuttosto che i suoi esegeti si sono errati nell'interpretarlo. Egli vuol dimostrare che i folletti non sono demoni, ma esseri dotati di corpo che generano con il proprio seme. Le prove da lui addotte consistono nell'osservare che, a differenza dei demoni dannati, i folletti non si lasciano intimorire da orazioni. da reliquie consacrate e da invocazioni, mentre sembrano sensibili a fumi e profumi.

Padre Ludovico Maria Sinistrari, dell'Ordine dei Minori Riformati di stretta osservanza francescana, nacque ad Ameno, cittadina del distretto di San Giulio d'Orta, nella diocesi di Novara, il 26 febbraio 1622. Ricevette un'educazione liberale e studiò lettere a Pavia, dove entrò nel 1647 nell'Ordine dei Francescani. Si diede all'insegnamento, facendo in un primo tempo il professore di Filosofia, poi insegnò Teologia nella stessa città per quindici anni consecutivi, circondato da numerosi studenti che erano attratti per la sua fama da tutti i paesi d'Europa. Uomo di cultura universale, apprese da autodidatta le lingue straniere e spesso, nei Concili (Comizi) generali del proprio Ordine, a Roma, sostenne pubbliche tesi su ogni materia dello scibile umano. Tuttavia s'interessò in modo particolare allo studio dei Diritti Civile e Canonico. Occupò a Roma il posto di Consultore al Tribunale Supremo della Santa Inquisizione, fu per due anni Vicario generale dell'Arcivescovo d'Avignone, e poi fu Teologo presso l'Arcivescovo di Milano. Nel 1688, incaricato dai Comizi generali dei Francescani di redigere nuovi statuti per l'Ordine, s'occupò di tale incarico con il trattato Practica criminalis Minorum illustrata. Morì il 6 marzo 1701, all'età di 69 anni.

I folletti non appartennero solamente al mondo medievale dell'Europa cristiana. Gli Ebrei medievali riconoscevano ed affrontavano demoni in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Il peggiore era la Morte in persona, nella figura di un angelo sterminatore, poi esistevano i dybbuks, spiriti incarnati in corpi di vittime innocenti che potevano essere sottomessi solo con l'esorcismo, e demoni immondi che provocavano malattie, e altri che rendevano gli uomini impotenti e le donne sterili. I Berberi e gli Arabi conoscevano folletti, orchi e orchesse (giunn, ghulin e ghulat). Sapevano come riconoscerli e distinguerli in buoni e cattivi, secondo il colore della pelle, dei capelli e degli occhi. Nella Cina dei racconti popolari, fantasmi femminili e donne-volpe si contendono i favori dei giovinetti. La donna-lupo può somigliare ai lupi mannari occidentali, ma la sua principale attività è quella di sedurre i ragazzi belli e solitari. Non si tratta di una donna che può trasformarsi in lupo o in volpe, ma piuttosto di un genere di volpi dotato di passioni umane e di poteri soprannaturali. Benché dotata di sentimenti quasi umani, la donna volpe cinese e la sua omonima giapponese possono diventare estremamente pericolose, perché trascinano i loro amanti a forme di esaurimento organico che possono condurre alla morte.

Sinistrari azzarda che, se i folletti picchiano e arrivano anche a uccidere le proprie amanti, ciò capita per un vero e proprio rimorso e per la loro volontà di riscattarsi dal proprio peccato, perché per un folletto l'accoppiamento con un essere della specie umana è peccato paragonabile all'accoppiamento di un uomo con una bestia. Attenzione, perciò: Donna avvisata...

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