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28 Aprile 2011 SCIENZA
Franco La Cecla Avvenire
I NUOVI GRATTACIELI - oltre 1000 metri
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IL PROGETTO DI «MIAPOLIS», IL GRATTACIELO CHE DOVREBBE RAGGIUNGERE I 1000 METRI D´ALTEZZA
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Cos'è un grattacielo? Non è un edificio, come lo è un palazzo, un condominio, non è nemmeno un monumento, anche se alcuni grattacieli sono monumentali, non è un contenitore al pari di un silos, di un hangar, ma è qualcosa di radicalmente nuovo. Quando fa la sua apparizione alla fine dell'800 nella griglia 'egualitaria' e capitalista delle città americane, Chicago per prima, si manifesta come un 'dispositivo' che cambia il concetto stesso di vita in città. Un grattacielo è un insieme addensato di funzioni, un inno alla densità cittadina e alla congestione che di questi due parametri fa denaro - sfrutta e innalza al massimo i valori del terreno urbano - e allo stesso tempo consente alla concentrazione umana di 'trovarsi' contemporaneamente in un luogo che offre le opportunità più varie. Quando l'Empire State Building viene costruito a Manhattan, dentro vi trovano spazio un hotel per clienti di passaggio, un condominio, una grande sala da ballo, uffici, un deposito per i vagoni ferroviari privati. La stessa retorica che viene usata oggi per pubblicizzare il Burj Dubai, palestre, uffici, hotel, condomini, piscine, biblioteche, parcheggi, suites, ristoranti, cinema. È la logica di un luogo che concentra in sé, nel massimo della densità, tutte le offerte di una città. L'ideale è di non doverne uscire, ma l'ideale vero è di poter passare da una funzione all'altra, da un luogo all'altro attraverso la magia che ha reso possibile il grattacielo, la porta dell'ascensore. Il grattacielo è la prima vera realtà virtuale, quella che vi consente di saltare da una dimensione all'altra per spostamenti minimi e contigui.

Sembrerebbe quasi la realizzazione del sogno del Falansterio di Fourier - o del sogno più tardo dell'Unità di Abitazione di Le Corbusier a Marsiglia, salvo che nel grattacielo l'utopia è al contrario. Si tratta di un accesso privilegiato, di porte ed ascensori che scattano solo con tessere e pass, di un sogno capitalista della realtà concentrata di mille club adiacenti. E' quello che i geni newyorkesi (Raymond Hood tra tutti, il vero inventore del Rockfeller Center) dei grattacieli degli anni '20 e'30 hanno capito subito. Il grattacielo è la logica conseguenza dell'uso capitalista massimizzato dello spazio urbano, con delle regole che servono allo stesso grattacielo a non distruggere più di un tanto la città che sovrastano. A New York vengono subito varate leggi sull'ombra proiettata, sulle dimensioni dei marciapiedi e sulle distanze tra i grattacieli. Una delle cose che a Dubai, come a Hong Kong, come in Malesia o a Shangai si è smarrita è la 'furbizia' della densità del grattacielo newyorkese. Questo può esistere nella sua verticalità vertiginosa solo perché è sostenuto da una robustissima orizzontalità. È la città sotto, che deve ricevere in entrata ed uscita gli enormi flussi che il grattacielo provoca. A 14 anni sono stato a New York la prima volta, commosso alle lacrime di fronte alla visione notturna straordinaria di una Park Avenue di grattacieli illuminati con un tetto di nebbia alta che trasformava tutto in un tripudio di vertigini domestiche. Domestiche perché alzavi gli occhi da una città dove stavi passeggiando. È questo che ha salvato la componente mitica e poetica del grattacielo e che l'ha proiettata come modello nel resto del mondo. Ma oggi le cose sono alquanto cambiate. Il grattacielo di Norman Foster per la Hong Kong Bank è molto meno un dispositivo e molto più un monumento isolato in una città che non può essere fruita dal basso. La città qui non esiste più, ed il grattacielo è sì un concentrato di funzioni, ma non ha più alcuna relazione con l'orizzontalità. La cosa impressionante è che questi nuovi grattacieli non sono più nemmeno il concentrato dello spirito materialista di utilizzare al meglio e al massimo il terreno urbano. Spesso sono antieconomici, portano a crack fenomenali, non 'servono' e non vengono utilizzati. La Torre Akbar di Jean Nouvel a Barcellona ha certamente cambiato lo skyline della città, ma è un contenitore affetto da lobotomia, il distacco di quel che appare di fuori da quel che avviene di dentro. E non differente è la Torre di Foster a Londra. L'opacità delle funzioni interne che a Manhattan era parte dell'appeal esclusivo dei grattacieli, qui è semplicemente schizofrenia, incapacità di 'sfruttare' davvero la condizione urbana. Oggi i grattacieli, a Manhattan come a Shanghai, sono monumenti ripetitivi, noiosamente formalistici, hanno una sola funzione astratta, quella di essere 'brand', puro volano di spettacolarizzazione di una città in vendita non più agli abitanti, ma ai consumatori esterni.

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