La media regionale della raccolta differenziata in Lombardia ha raggiunto il 50% con picchi dell'80% in alcuni Comuni. Contemporaneamente, sono cresciuti anche l'uso dei termovalorizzatori e la produzione di energia 'pulita' per riscaldare e raffrescare. Sono questi alcuni dei macro dati emersi durante il convegno 'Termovalorizzatori: ma quanto inquinano?' organizzato dall'assessore regionale al Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia Daniele Belotti insieme all'assessore regionale all'Ambiente, Energia e Reti Marcello Raimondi.
"I numeri dimostrano che in Lombardia stiamo facendo davvero tanto e bene - ha evidenziato Belotti nel suo intervento - ma purtroppo il cerchio ancora fatica a chiudersi. Il mio auspicio è che la nostra regione riesca a raggiungere velocemente una completa autonomia e indipendenza anche per quello che riguarda lo smaltimento. Dobbiamo metterci nelle condizioni di eliminare a regola d'arte quello che produciamo. Il federalismo dei rifiuti, come mi piace definirlo, è il nostro obiettivo e dobbiamo perseguirlo utilizzando un approccio innovativo che consideri gli scarti come una risorsa e non più come un problema".
Anche per questo Regione Lombardia ha deciso di centrare il prossimo Piano dei rifiuti sulla messa in rete degli impianti esistenti e sulla progressiva riduzione dei rifiuti, innescando allo stesso tempo, e come l'ha definito Belotti, "un processo di sana competitività fra i gestori che consenta di tenere le tariffe il più basse possibile". In quest'ottica è evidentemente importante che si arrivi anche a un cambio di mentalità tale per cui anche i cittadini adottino comportamenti virtuosi. "Siamo sulla buona strada - ha spiegato Belotti - e in questo ci stanno aiutando anche iniziative come quelle dei dispenser per detersivi installati nei centri commerciali o degli shoppers riutilizzabili. Ma con la collaborazione di ognuno si può fare ancora meglio, ad esempio ricorrendo sempre meno ai prodotti 'usa e getta'".
"Quello che noi come Regione abbiamo il dovere di fare - ha sottolineato Raimondi - è informare il più possibile amministratori e cittadini sui reali benefici e rischi derivanti dai termovalorizzatori. Abbiamo a disposizione uno strumento molto incisivo come la Via (procedura di Valutazione di Impatto Ambientale) che, di un impianto di incenerimento, prende in considerazione gli impatti generati dalla realizzazione e dall'esercizio dello stesso, tenendo in conto tutte le componenti ambientali (atmosfera, suolo e sottosuolo, acque superficiali e sotterranee, flora e fauna, salute umana e paesaggio. In base alle specifiche tipologie di rifiuti avviati a combustione, vengono valutate la tipologia e la quantità di emissioni connesse all'esercizio dell'inceneritore, siano esse in atmosfera oppure in ambiente idrico (scarichi di acque di processo, reflui civili ed acque piovane). Per ogni modificazione o impatto ambientale, viene valutata l'opportunità e adeguatezza delle opere di mitigazione proposte e finalizzate ad una riduzione degli impatti previsti".
"Particolare rilevanza rivestono in tal senso - ha aggiunto - i presidi per l'abbattimento delle emissioni in atmosfera, che devono garantire una notevole efficienza nel contenimento di contaminanti, diossine, ossidi di azoto e altre applicando le migliori tecnologie disponibili, cioè quelle più aggiornate ed efficaci. Vengono inoltre presi in considerazione gli interventi proposti per la compensazione ambientale".
Grande importanza riveste quindi la possibilità tecnica di realizzazione di una rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento, che permetta di bilanciare positivamente l'incremento delle emissioni in atmosfera, grazie alla dismissione delle caldaie degli insediamenti civili che vengono collegati alla rete.
Lo studio presentato oggi, stando a quanto espresso da Michele Giugliano (professore ordinario di Inquinamento atmosferico), Stefano Cernuschi (professore associato di Ingegneria sanitaria ambientale) e Stefano Consonni (Ordinario di Sistemi per l'energia e l'ambiente), indica che ormai sono disponibili tecnologie che permettono agli inceneritori di abbattere fortemente gli inquinanti: da qui si deve partire affinché si possa legiferare in maniera conseguente. Considerando le emissioni totali sul territorio lombardo, stimate al 2008, il contributo percentuale dell'incenerimento di rifiuti urbani e industriali è molto ridotto. Per tutti gli inquinanti infatti questo è quasi sempre inferiore all'1%.
In particolare, per il Pm10 il settore dell'incenerimento determina circa lo 0, 3% delle emissioni di tutta la Lombardia. Per Legambiente, tuttavia, come ha specificato il presidente regionale Damiano Di Simine, occorre puntare anche su un vero sistema di gestione integrata dei rifiuti che ruoti attorno alla differenziata e al loro recupero. "Questa ricerca - ha detto Daniele Fortini, presidente di Federambiente - è stata condotta con precisa metodologia e non rappresenta una posizione di parte; esprime, piuttosto, l'esigenza, anche degli amministratori locali, e quindi dei cittadini che loro rappresentano, di avere informazioni rigorose dal punto di vista scientifico sulle diverse fonti inquinanti, urbane e industriali".
"Stiamo facendo davvero tanto - hanno concluso Belotti e Raimondi - ma dobbiamo insistere nella ricerca e nell'approfondimento scientifico e tecnologico sulla materia, per garantire una sempre maggiore accettazione territoriale insieme ad una garanzia al 100 per cento della tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente legata alla localizzazione degli impianti di termovalorizzazione. Solo così potremo dire che il cerchio è definitivamente chiuso".
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