I dati della NASA confermerebbero l'esistenza di un ciclo dell'acqua sul pianeta rosso, con brina, nuvole e una sorta di neve.
Di notte, vicino al Polo Nord di Marte, sul suolo si alza una nebbia ghiacciata che poi ricade sotto forma di precipitazioni sparse: un nuovo studio sembra confermare che anche sul pianeta rosso, come sulla Terra, esiste una sorta di ciclo dell'acqua.
Gli autori della ricerca hanno utilizzato i dati raccolti da Phoenix, il lander della NASA atterrato su Marte nel maggio 2008 - la fine dell'estate sull'emisfero nord nel pianeta - continuando a funzionare per cinque mesi prima di soccombere al rigido inverno marziano.
Le immagini inviate a Terra da Phoenix hanno ad esempio rivelato che subito sotto la superficie esiste acqua ghiacciata, ma gli scienziati non sanno ancora dire se si tratta di un residuo di tempi passati o se quel ghiaccio si forma grazie a processi ancora in corso.
Nel corso di quattro notti, a metà della missione, gli scienziati della NASA hanno puntato verso il cielo marziano il fascio laser verde in dotazione al lander, e usato due telecamere per registrare il risultato. La nuova analisi dei dati mostra che la nebbia marziana contiene circa 1, 7 milligrammi di ghiaccio d'acqua per metro cubo. Gran parte della nebbia è costituita da particelle dal diametro poco più grande di un paio di centesimi di millimetro, con qualche particella più grossa che di tanto in tanto si distacca e cade verso la superficie.
"Se si esce di casa in una notte di nebbia o durante una tempesta di polvere, e si punta un fascio laser verso l'alto, si vede una scena simile a quella che noi abbiamo registrato su Marte", dice Mark Lemmon, planetologo della Texas A&M University e coautore della ricerca. "Si vede il fascio verde e di tanto in tanto un puntino luminoso, quando una particella attraversa il raggio".
Pioggerella di ghiaccio
Un ipotetico osservatore seduto accanto a Phoenix avrebbe assistito a uno spettacolare tramonto marziano; e subito dopo, appena svanite all'orizzonte le luci bluastre del crepuscolo, avrebbe notato una nebbia ghiacciata che si formava nel cielo, pochi metri sopra la sua testa.
"Poiché su Marte l'atmosfera è sottilissima, non c'è nulla che trattenga il calore di notte, e quindi il suolo si raffredda molto velocemente", spiega John Moores, planetologo della York University di Toronto, in Canada.
L'atmosfera cede calore al suolo, e nella sacca d'aria fredda vicino alla superficie il vapore acqueo si condensa formando piccoli cristalli di ghiaccio, continua Moores. "Nel corso della notte, la nebbia sale e si fa sempre più spessa"; finché dalla nuvola comincia a cadere al suolo una "spolverata" di particelle simili a fiocchi di neve. Non si tratta di una vera e propria nevicata, ma forse di qualcosa di simile alla "polvere di diamante", una pioggerella di cristalli di ghiaccio che a volte, nelle notti più fredde, cade dal cielo nelle regioni artiche.
All'alba del mattino dopo, il suolo marziano è coperto da una coltre di brina spessa intorno ai 2, 5 micrometri (milionesimi di metro), che in breve tempo sublima, cioè passa direttamente dallo stato solido a quello gassoso. Parte del vapore acqueo rientra nell'atmosfera, ma gli scienziati ipotizzano che un'altra parte penetri nel sottosuolo, unendosi allo strato di ghiaccio sotterraneo. Comunque vadano in realtà le cose, i dati suggerirebbero che Marte sia interessato da processi idrologici dinamici.
"Se c'è la nebbia", conclude Moores, "significa che c'è una riserva d'acqua [nell'atmosfera] che interagisce quotidianamente con il ghiaccio sotterraneo".
La ricerca sulla nebbia marziana è stata pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters.
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