La ricerca di intelligenza extraterrestre è un campo che sta conoscendo un notevole e veloce sviluppo negli ultimi anni. La scoperta di pianeti extrasolari, che oggi si contano a centinaia, ha rilanciato come mai in passato la possibilità che la vita possa esistere in altre regioni dello spazio. Ma il problema principale è quello di sviluppare metodi in grado di rilevare la presenza di vita intelligente nell'universo.
Le proposte sono state molte: cercare attorno a stelle simili al nostro sole, tentare di individuare possibili sfere di Dyson, o provare a captare segnali di comunicazione lanciati da ipotetiche civiltà extraterrestri.
L'idea proposta da Duncan forgan e Martin Elvis, astrofisici dell'Università di Edimburgo e dell' Harvard Smithsonian Center for Astrophysics, è quella di cercare tracce di attività mineraria nei pressi di cinture di asteroidi.
Una civiltà in espansione nello spazio ha continua necessità di risorse in grado di fornire le materie prime necessarie a supportare lo sviluppo tecnologico e scientifico crescente.
Ma le risorse di un pianeta non sono illimitate, e inevitabilmente terminano se le si sfruttano intensivamente, richiedendo l'inizio di un'attività mineraria che superi i confini planetari.
E quale miglior miniera di un'intera fascia di asteroidi che aspettano solo di essere perforati?
Forgan e Elvis hanno iniziato ad immaginare la possibilità di sfruttare gli asteroidi del nostro sistema solare, e a ipotizzare i possibili segnali distintivi per rilevare un'ipotetica attività mineraria spaziale in un altro sistema planetario.
Per prima cosa, spostare materie prime da un punto all'altro del sistema solare produrrebbe una particolare impronta chimica negli anelli di detriti attorno ad una stella. L'attività di estrazione provocherebbe infatti delle alterazioni nella composizione chimica di questi dischi, alterazioni misurabili tramite spettroscopia.
Estrarre minerali dagli asteroidi altererebbe inoltre la distribuzione basata sulle dimensioni di questi oggetti all'interno della cintura di asteroidi. E' per esempio più proficuo estrarre minerali da corpi di grandi dimensioni, operazione che modificherebbe la distribuzione di oggetti di grande massa e produrrebbe quantità di polveri superiori al normale.
Estrarre minerali implica anche l'utilizzo di molta energia, sia per la pura e semplice estrazione, sia per il trasporto delle materie prime dal sito minerario al pianeta di appartenenza. Qualunque sia la tecnologia di propulsione utilizzata, il trasporto lascerebbe tracce nello spazio, come gas di scarico e polveri.
Per finire, Forgan e Elvis sostengono che nei pressi di attività mineraria spaziale dovrebbe formarsi una particolare impronta termica, generata dall'assorbimento e dall'emissione di energia termica da parte della polvere creata dall'estrazione.
Il problema sta ora nel determinare se questi "indizi" possano essere creati anche da processi naturali. Se non ci fosse alcun processo cosmico, indipendente dalla presenza di forme di vita senzienti, in grado di dare luogo a questi fenomeni, i parametri ideati dai due ricercatori potrebbero essere considerati come impronte inequivocabili di attività mineraria extraterrestre.
Ma è più probabile che questo tipo di segnali possano essere causati anche da fenomeni del tutto naturali. Forgan e Elvis suggeriscono quindi che la loro idea debba essere considerata come un primo passo per rilevare punti di particolare interesse nel cosmo, per poi procedere con ulteriori e approfondite investigazioni.
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