Una ricerca sull'impatto degli stimoli sonori sottomarini sulle balene col becco ha messo in allarme i biologi marini, per via del fatto che i sonar utilizzati dalle flotte militari potrebbero rappresentare un rischio molto più serio per i cetacei di quanto precedentemente immaginato.
Le balene col becco appartengono ad una famiglia (Ziphiidae) che comprende 21 specie di mammiferi marini caratterizzati da un muso allungato. Sono animali straordinari: possono rimanere in immersione per 85 minuti, raggiungere profondità di 1.900 metri o più, e sono lunghi tra i 4 e i 13 metri, con un peso che può raggiungere le 15 tonnellate.
Nonostante siano tra i mammiferi marini più curiosi per diversi aspetti ("succhiano" le loro prede, invece di addentarle; hanno una fisiologia unica, e altri adattamenti alle profondità marine più unici che rari nei mammiferi acquatici), sono anche tra i meno studiati. L' abitudine a rimanere in immersione durante le loro attività quotidiane le rende difficili da studiare, dato che occorrerebbe spingersi a circa 500 metri di profondità per poterle osservare.
Ma si sa per certo, come per molte altre balene, che i sonar rappresentano un disturbo serio per questi mammiferi marini. Misurando le reazioni dei cetacei a impulsi sonar emessi durante le esercitazioni navali, i ricercatori dell' Università di St. Andrews hanno scoperto che c'è un legame diretto tra i sonar utilizzati dalle marine di tutto il mondo e lo spiaggiamento di balene col becco.
I ricercatori si sono concentrati sulle balene col becco delle Bahamas, dato che vivono in un ecosistema dominato a livello sonoro dall' Atlantic Undersea Test and Evaluation Center dela Marina americana, una base in cui si svolgono esperimenti sonar su medie e lunghe distanze.
Già in due episodi passati, uno verificatosi nel 2000 e l'altro nel 2002, vasti gruppi di balene sono state ritrovate spiaggiate proprio in corrispondenza temporale e geografica di manovre navali militari. Si è quindi deciso di seguire le balene dal becco della specie Mesoplodon densirostris, che vivono in prossimità della base navale e sono sottoposte costantemente agli impulsi sonar emessi da sottomarini e dalla base stessa.
Durante le esercitazioni sonar della Marina, le balene hanno interrotto completamente l'emissione di richiami tramite click e vocalizzazioni. "I risultati...indicano che gli animali hanno prematuramente interrotto le vocalizzazioni durante un'immersione profonda in cerca di cibo non appena hanno sentito il sonar" dice David Moretti, membro del team di ricerca. "Sono risalite lentamente e si sono allontanate dalla sorgente sonar, ma hanno ripreso a nutrirsi una volta che si sono spostate".
Le balene si sono spostate di oltre 16 km dalla sorgente sonar, e hanno preferito non tornare nella zona della base per tre giorni. "E' evidente che queste balene abbiano deciso di allontanarsi velocemente dai sonar della Marina. Ora pensiamo che, in alcune circostanze insolite, possano non essere in grado di allontanarsi, e che finiscano per spiaggiarsi e morire" sostiene Ian Boyd, a capo del gruppo di ricerca.
"Sembra che non gradiscano per niente i suoni insoliti. Ma il modo in cui i sonar sono utilizzati per dare la caccia ai sottomarini potrebbe significare che le balene siano particolarmente vulnerabili a quel tipo di suoni. Abbiamo mostrato che gli animali hanno reagito al suono del sonar a frequenze molto inferiori a quanto si ritenesse possibile in precedenza. Forse il risultati più significativo dei nostri esperimenti è l'estrema sensibilità di questi animali ai disturbi sonori".
Di certo le balene non sembrano gradire per nulla il rumore subacqueo, specialmente quello prodotto dalle attività umane. Il collegamento tra sonar e spiaggiamenti era già stato fatto in passato, ma è solo negli ultimi anni che si iniziano ad avere indizi concreti sulla relazione tra forti impulsi subacquei e il comportamento dei mammiferi marini.
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